martedì 07 settembre 2010
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Ridicolissimo!
Scritto da Simone   
martedì 24 febbraio 2009

Da il Cittadino di martedì 23 Febbraio:Una Vita per la natura ora Dadda è Cavaliere :onorificenza del presidente della Repubblica

Da oltre 24 anni a servizio dell’ambiente. Un’opera preziosa riconosciuta anche dal capo dello Stato Giorgio Napolitano che ha conferito ad Attilio Dadda l’onorificenza di cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica. «Sono molto soddisfatto per questo riconoscimento - commenta Dadda, già presidente del Parco Adda Sud, ora consigliere dell’ente, oltre che consigliere nazionale in Federparchi -. L’onorificenza del presidente della Repubblica arrivatami tramite una nota del prefetto è stata assegnata in virtù del lavoro svolto in questi anni, da pubblico amministratore, all’interno del mondo dei parchi».Fino all’anno scorso e per 13 anni Dadda, cittadino di Maleo, è stato presidente dell’Adda Sud. Contemporaneamente, in questi ultimi anni, è stato presidente regionale dei parchi della Lombardia, e poi coordinatore dei parchi del bacino del Po. Dopo l’importante lavoro svolto all‘interno del gruppo di lavoro per la cooperazione internazionale, è stato recentemente eletto consigliere nazionale di Federparchi e consigliere dell’Adda Sud. «La mia attività in campo ambientale - ricorda Dadda - è partita a Maleo oltre 24 anni fa. Avevo poco più di 18 anni quando sono stato nominato assessore all’ecologia del mio comune. Era il 1985». La giunta Manini era caduta dopo la vicenda della discarica, contro la quale Dadda, ancora senza nessun incarico, si era battuto insieme a un folto gruppo di amici di diversi comuni della Bassa. A Maleo avevano fondato anche il primo circolo di Legambiente del Lodigiano. Fino al ‘90 è stato assessore, poi nel ‘95 è passato al Parco.«Sapevo di una mia candidatura per l’onorificenza durante il governo Prodi - spiega Dadda -. Il riconoscimento, invece, è arrivato adesso, con decreto del presidente della repubblica. Le motivazioni ufficiali saranno nel diploma».
La cerimonia di consegna potrebbe svolgersi durante le celebrazioni della festa della Repubblica, il 2 giugno.

 

La parte comica, il resto è tragico, è quando dice "Sapevo di una mia candidatura....blablabla...se non rompi i serenissimi a qualcuno, nello specifico un ex senatore, nessuno si immagina di dare onorificenze ne a destra ne tantomeneno a Dadda!

Ma sta Schiss !

 
le ronde ei rondisti
Scritto da Simone   
martedì 24 febbraio 2009

C’è un problema sicurezza, lo sappiamo. Un’idea per riguadagnare qualche punto di share? Le ronde! Esistono quelle padane, abbiamo già avuto quelle nere; le rotonde di Garlasco non sono poi lontane, c’è quella sul mare di Fred Bongusto: potevano mancare le ronde di Maroni? Ma la domanda è: chi ci difende dai rondisti? Avete presente le facce di qualche esagitato in camicia verde? Dovrebbe darci sicurezza? Se lo intravedo al buio mentre sono sovrapensiero come minimo vado in tachicardia! Magari le organizzano quelli di Forza Italia, con il rischio di vedermi depenalizzare il magro bilancio del portafogli, o magari dovrebbero difendermi quei deputati che urlano contro le droghe e temono però il test antidroga sul capello. Voglio essere propositivo: se vogliono far del bene posso suggerire diverse vie. Cultura: vanno al cinema e al limte si addormentano. Sociale: fanno compagnia agli anziani, magari conosciuti, per non spaventare nessuno. Economia: vanno al bar, bevono qualcosa e fanno muovere il pil :anti-recessione.

 
Franceschini
Scritto da Simone   
martedì 24 febbraio 2009

Da " la Stampa" interessante ... condivido! 

E se Provassimo a dare fiducia a Franceschini di Emanuele Macaluso

Ricordate i giorni in cui nasceva il Pd? L’orchestra di tutto il sistema mediatico suonava inni di evviva e voci forti di tenori che avevano calcato tante scene cantavano «vincerò!», non come Pavarotti alla Scala, ma come Mina a Sanremo. Sono trascorsi solo pochi mesi e la stessa orchestra suona, stonando, la marcia funebre di Chopin. Fuor di metafora, oggi molti commentatori hanno scritto che il progetto Pd era buono ma è stato condizionato e affossato, nota il mio amico Angelo Panebianco, dal «club degli oligarchi». Eugenio Scalfari fa la stessa analisi e aggiunge che con le dimissioni di Veltroni «l’oligarchia è stata delegittimata e spazzata via tutta insieme». Potrei continuare nelle citazioni. Ma, scusatemi amici miei, sedici mesi addietro non fu il «club degli oligarchi» a promuovere il Pd, a scegliere uno di loro, a candidarlo a segretario del Pd e a organizzare le cosiddette primarie? Non fu D’Alema, oggi indicato come capo del «club degli oligarchi», che disse, a chi voleva ancora l’Ulivo (Prodi) per le elezioni politiche, che bisognava fare subito il Partito democratico?

Faccio queste osservazioni non per ribadire che il progetto di mettere insieme Ds e Margherita in un partito era sbagliato. Le faccio perché osservo che oggi nell’analisi sul Pd si commettono gli stessi errori. Cioè, si continua a pensare che le cosiddette primarie siano la medicina di tutti i mali di cui soffrono i partiti, soprattutto il Pd, e solo attraverso questo mezzo sia possibile rinnovare i gruppi dirigenti e «cacciare l’oligarchia ». Il Time con un gran titolo dice che il fiorentino Renzi è l’Obama italiano. A mio avviso dice una sciocchezza.

Il ricambio di un gruppo dirigente può verificarsi solo attraverso una lotta politica, su scelte da fare o non fare. Fu così nel Pci, dove pure c’era, con Togliatti, il centralismo democratico; fu così nella Dc, con De Gasperi, con Fanfani e Moro, il ricambio coincise con le svolte politiche; fu così nel Psi con Nenni, De Martino e Craxi. Questi partiti si sono spenti quando si è spenta la lotta politica fondata su scelte di fondo e quando su tutto prevalse la guerriglia per il potere. Anche nel Pci-Pds-Ds, come nella Margherita, si è verificata questa involuzione. E non si capisce perché una volta insieme, con le primarie o senza, le cose dovessero e potessero cambiare. Cambieranno solo se ci sarà una lotta politica su scelte chiare. Franceschini, se ho capito bene, ha detto che nel Parlamento europeo il Pd dovrebbe lavorare per costruire un gruppo progressista più largo di quello socialista, ma che occorre farlo insieme con i socialisti. Cioè nel gruppo parlamentare del Pse. Ha poi spiegato perché non è condivisibile il testamento biologico, proposto dalla destra, in discussione nel Parlamento, facendo sue le cose dette e ridette dal senatore Ignazio Marino. Sono due opzioni chiare su cui discutere e votare. Certo, c’è da riflettere sul fatto che Franceschini faccia oggi scelte che Veltroni non seppe fare. Dopo Prodi, sembra che nel Partito democratico, così come è stato concepito, una politica di sinistra moderata e moderatamente laica possa essere fatta solo da una personalità che proviene dalla Dc e dal mondo cattolico.

Non è vero che le «vecchie» appartenenze non contano. Contano e continueranno a contare. Tuttavia il nuovo segretario non può essere circondato dal sospetto, da parte di chi viene dalla sinistra storica, per la sua «vecchia» appartenenza. Il confronto nel Pd e tra esso e la destra deve svolgersi su fatti, su scelte, con confronti e, ripeto, con limpide battaglie politiche. Ora Franceschini si trova di fronte due grandi questioni: 1) come costruire un Partito veramente democratico superando le false alternative di cui si discute: primarie e plebiscitarismo o centralizzazione e oligarchie; 2) chiarire se il Pd mantiene quella che è stata definita «vocazione maggioritaria» o se occorre costruire un sistema di alleanze e con chi.

In definitiva si tratta di capire qual è il terreno su cui competere con la destra che, come ora dicono tanti, esercita una «egemonia» sulla società. Cioè c’è una destra, con il «Cavaliere nero» leader, che ottiene consensi. Riflettete perché. E questo mentre è in corso una grave crisi che sta sconvolgendo vecchi assetti sociali e civili in Italia e nel mondo. È questa la sfida, una sfida di lunga lena, su cui si costruiscono anche le forze politiche, oggi e domani. È questa la sfida a cui è chiamato Franceschini. Ce la farà? Vedremo.
 
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